Quando si chiude in camera e non esce più.

In breve Prima qualche "no, non mi va". Poi sempre più tempo in camera, niente amici, niente uscite, a volte niente scuola. Il ritiro sociale — nella sua forma estrema chiamato hikikomori — è uno dei fenomeni più in crescita tra gli adolescenti. Non è pigrizia né "una fase da introverso": è un ritiro progressivo e prolungato, vissuto spesso con sofferenza e vergogna. Sotto ci sono quasi sempre ansia, disturbi dell'umore, a volte tratti dello spettro autistico. Quello che funziona: presenza non giudicante, micro-passi, muoversi presto, aiuto raggiungibile anche online.

Le tende chiuse di giorno. Le giornate ribaltate. Lo schermo come unica finestra sul mondo. Per un genitore, guardare un figlio sparire dentro la propria stanza è una delle esperienze più dolorose — e disorientanti — che ci siano.

La cosa più importante da capire è anche la più controintuitiva: il ritiro non è il problema. È la soluzione che il ragazzo ha trovato a un dolore che non riesce a gestire diversamente.

Cosa non è

Non è pigrizia, e non è "una fase di un ragazzo introverso". Un ragazzo introverso sceglie la solitudine e ne trae energia; chi è in ritiro sociale, spesso, la subisce e ne soffre. È un ritiro progressivo e prolungato dalla vita sociale: prima saltano le uscite, poi gli amici, poi a volte la scuola, fino a un mondo che si restringe alla stanza.

I dati italiani più recenti mostrano che, dopo la pandemia, la quota di adolescenti che non incontrano mai gli amici è raddoppiata: un segnale che il fenomeno si sta cronicizzando, e che intercettarlo presto conta.

Cosa c'è quasi sempre sotto

Negli adolescenti che si isolano in modo estremo si ritrovano molto spesso ansia, disturbi dell'umore, a volte tratti dello spettro autistico. Il ritiro non nasce dal nulla: è la risposta a un dolore — un'ansia sociale che rende insostenibile lo sguardo degli altri, una depressione che spegne ogni spinta, un mondo di relazioni che a un certo punto fa solo male.

Per questo va letto come un sintomo, non come un capriccio: dietro la porta chiusa c'è quasi sempre una sofferenza che cerca riparo.

Perché "obbligalo a uscire" non funziona

Forzare l'uscita toglie il riparo senza togliere la paura: il più delle volte aumenta l'angoscia e rafforza la chiusura. Non significa restare passivi — l'immobilità totale lascia che il ritiro si consolidi. Significa muoversi in un altro modo: partire da dove il ragazzo si sente al sicuro e procedere a piccoli passi, rispettando i suoi tempi ma senza sparire.

Cosa puoi fare

Spesso i primi passi si fanno a domicilio o online, perché chiedere al ragazzo di "andare" dal professionista è esattamente ciò che non riesce a fare. Incontrarlo dove si trova è il modo per non perdere l'unica porta ancora aperta.

Quando chiedere aiuto

Se l'isolamento dura settimane, se salta la scuola, se c'è tristezza profonda, non aspettare: il tempismo è ciò che più cambia l'esito. In presenza di forte sofferenza: 112; Telefono Amico 02 2327 2327; Telefono Azzurro 19696.

I segnali precoci, prima della stanza chiusa

Il ritiro totale arriva quasi sempre dopo una serie di segnali più piccoli, facili da leggere come "fasi". Il ragazzo inizia a saltare le uscite, poi a rifiutare gli inviti, poi a lasciare attività e sport che prima amava. Il giorno e la notte si invertono. Le amicizie si diradano fino a sparire. La stanza diventa, gradualmente, l'unico posto dove sta bene.

Riconoscere questi segnali presto — quando la porta è ancora socchiusa — è ciò che più cambia l'esito. Non per allarmarsi a ogni weekend in casa, ma per non scambiare per pigrizia un mondo che si sta lentamente restringendo.

Il ruolo del digitale: ponte, non nemico

Per molti ragazzi in ritiro, lo schermo non è la causa: è l'ultima connessione rimasta con il mondo e un modo per regolare l'ansia. Toglierlo di colpo, come punizione, di solito aumenta l'angoscia e chiude ancora di più la porta.

Questo non vuol dire arrendersi al telefono acceso giorno e notte. Vuol dire usare il digitale come ponte: un primo contatto, una relazione online, un aiuto raggiungibile da casa — passi che, dall'interno della stanza, sono possibili quando uscire non lo è ancora.

La fatica dei genitori (e perché conta)

Accompagnare un figlio che si ritira è sfiancante: si oscilla tra la paura, la rabbia, il senso di impotenza e la tentazione di forzare o di mollare. È normale, e non è un segno di debolezza.

Prendersi cura anche di sé — non restare soli con il peso, chiedere supporto per la propria fatica — non è egoismo: è ciò che ti permette di restare la presenza costante e non giudicante di cui tuo figlio ha bisogno. Spesso, nel ritiro sociale, il lavoro inizia proprio dai genitori.

Domande frequenti

È solo una fase, gli passerà?

Può non passare da solo, e più dura più tende a consolidarsi. A differenza di un periodo storto, il ritiro sociale ha una traiettoria che si autoalimenta: meno esci, più uscire fa paura. Per questo, di fronte a un isolamento che si prolunga per settimane, è meglio attivarsi che attendere.

Se gli tolgo il telefono o il computer, esce?

Di solito no, e spesso peggiora. Per molti ragazzi in ritiro lo schermo è l'ultima connessione rimasta con il mondo e una via di regolazione dell'ansia: toglierlo di colpo può aumentare l'angoscia e la chiusura. Il digitale va semmai usato come ponte — anche per i primi contatti di aiuto — non come leva di punizione.

Possiamo iniziare anche se lui non vuole uscire di casa?

Sì. I primi passi possono partire dai genitori e svolgersi a domicilio o online, proprio perché chiedere al ragazzo di spostarsi è il punto più difficile. Spesso il lavoro inizia con la famiglia, e solo gradualmente coinvolge il ragazzo, ai suoi tempi.

A Brescia, a Mindloft

Mindloft apre a Brescia nell'autunno 2026, con un'équipe dedicata agli under 25. Sul ritiro sociale il nostro approccio è arrivare al ragazzo dove si trova — anche online — e accompagnarlo, un passo alla volta, fuori dalla stanza, lavorando insieme alla famiglia. Il primo colloquio può essere anche dei soli genitori, ed è spesso il modo con cui si comincia. Pricing accessibile (€70-100 a sessione).


Se tuo figlio si sta chiudendo e non sai come riavvicinarti, a Mindloft possiamo parlarne. Il primo colloquio può essere tuo, prima di coinvolgere lui.

Articolo a cura della Direzione Clinica Mindloft. Ultima revisione clinica: 16 giugno 2026.

Fonti: studi italiani sul ritiro sociale e sull'hikikomori in adolescenza (dati pre/post pandemia 2019-2022; casistiche cliniche su comorbidità ansia/umore/spettro autistico); letteratura internazionale sull'hikikomori.

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