Ho appena scoperto che mio figlio si autolesiona.
Se stai leggendo perché è appena successo, vai in fondo: ci sono i numeri per parlare subito con qualcuno. E se le ferite richiedono intervento medico, Pronto Soccorso o 112.
In breve Scoprire che un figlio si autolesiona è uno dei momenti più duri per un genitore. La priorità nelle prime ore non è "farlo smettere": è restare calmi, ascoltare, coinvolgere un professionista. L'autolesionismo non suicidario (NSSI) è un meccanismo di regolazione emotiva, non un tentativo di suicidio (Klonsky, 2007). Richiede un intervento clinico specifico — la DBT (terapia dialettico-comportamentale) ha l'evidenza più solida. Quello che dici nelle prime ore conta: "Ti credo. Non devi affrontarlo da solo."
L'hai visto per caso. Forse una maglietta che scende dalla spalla. Forse cercavi qualcosa nel suo armadio e hai trovato lamette. Forse lei/lui ti ha scritto un messaggio e il messaggio diceva tutto.
Adesso sei seduto in cucina e il tempo si è fermato. Cento pensieri contemporaneamente. Rabbia. Senso di colpa. Paura. "Come non l'ho visto." "Cosa ho sbagliato." "E se..."
Respira.
Quello che tuo figlio sta facendo è spaventoso. Ma ha un nome, ha una spiegazione clinica, e ha un percorso. E quello che conta che puoi fare nelle prossime 24 ore è non farti prendere dal panico.
Cosa è l'autolesionismo (e cosa non è)
Nella pratica clinica si chiama NSSI — Non-Suicidal Self-Injury, autolesionismo non suicidario. Il nome è centrale: non è un tentativo di suicidio.
Il 90-95% delle persone che si autolesiona non sta cercando di morire. Sta cercando di regolare un dolore emotivo insopportabile convertendolo in dolore fisico — che è più controllabile, ha una fine, e attiva nel corpo un rilascio di oppioidi endogeni che dà sollievo immediato.
Suona paradossale. È una strategia che funziona biologicamente nel breve, anche se è devastante nel lungo.
Fonte: Klonsky (2007), Clinical Psychology Review.
Questo non significa sminuire. L'NSSI è un segnale serio che qualcosa emotivamente non si riesce a contenere. Ma la cornice conta: tuo figlio non sta cercando di morire. Sta cercando di continuare a vivere, con gli strumenti sbagliati.
Cosa fare nelle prime 24 ore
Non reagire al momento della scoperta. Se possibile, prendi qualche ora per te prima di parlarne con lui/lei. Chiama il tuo partner. Chiama una persona adulta di fiducia. Chiama uno psicologo che conosci per un primo consiglio. Ordina le tue emozioni prima di entrare nella conversazione.
Quando parli con lui/lei, stai calmo. So che sembra impossibile. Ma il tuo livello emotivo è quello che lui/lei userà per capire "posso raccontare o devo nascondermi di più?". Se esplodi, chiuderai la porta.
Valida prima di chiedere. La prima cosa che devi dire non è "perché?" È: "Ti credo. Il dolore che senti è reale. Non sei da solo in questa cosa."
Non chiedere dettagli nelle prime ore. Tuo figlio non deve fare il tuo lavoro di elaborazione. Non chiedere "da quando?", "quanto spesso?", "perché?". Quelle domande saranno del professionista.
Offri un professionista, concretamente. Non "dovresti vedere qualcuno". Ma: "Ho cercato una persona specializzata. Ci andiamo insieme domani. Ti aspetto fuori dalla stanza, entri tu." Concretizza.
Gestisci la sicurezza immediata senza fare il poliziotto. Se ci sono strumenti a portata, parlane con lui/lei: "Per questi giorni, mettiamo in un posto meno accessibile queste cose. Non per punirti — per darci tempo." Non lo fare di nascosto: la sicurezza collaborativa è più efficace della perquisizione.
Non promettere segretezza ad altri in famiglia. Se ha un fratello, l'altro genitore, persone che vivono in casa, vanno coinvolte in modo calibrato. Il professionista ti aiuta a capire chi e come.
Cosa NON dire (anche se ti viene naturale)
- "Perché lo fai? Non ti manca niente." — Nessuno si autolesiona perché gli "manca qualcosa" in senso materiale. È un linguaggio emotivo.
- "Prometti che non lo farai più." — Non può prometterlo onestamente, e se promette lo farà di nascosto.
- "Mi stai facendo soffrire." — Carica su di lui/lei il tuo dolore. Il tuo dolore è tuo da elaborare, con un adulto di riferimento o un professionista — non con lui/lei.
- "Non te l'aspettavo da te." — Mette giudizio sulla sua identità. Non aiuta.
- "È una cosa da ragazzine." — Minimizza e sessualizza un tema che riguarda ragazze, ragazzi e persone di ogni identità, e che è sempre serio.
- "Non mi dire che hai problemi, guarda quelli che stanno peggio." — Silenzia il dolore e chiude la comunicazione.
Cosa dire, invece
- "Ti credo."
- "Non sei sbagliato/a. Hai un dolore che non sai come gestire. Ti aiuto a trovare qualcuno che sa."
- "Non devi dirmi tutto. Devi solo farmi sapere quando hai bisogno."
- "Io ci sono. Anche nei giorni in cui non saprò cosa dire."
- "Andiamo insieme dallo specialista. Non devi farlo da solo."
Quando è emergenza
La distinzione NSSI vs comportamento suicidario è importante ma non è rigida. Alcune situazioni richiedono intervento immediato:
- Ferite profonde o multiple che richiedono intervento medico → Pronto Soccorso
- Escalation rapida (frequenza in aumento settimana dopo settimana)
- Combinazione con frasi esplicite su voler morire, piani specifici, "saluti" impliciti
- Stato di confusione acuta, dissociazione marcata, uso pesante di sostanze
- Non-responsività: non riesci a instaurare alcuna conversazione
In questi casi non aspettare. 112, 118, Pronto Soccorso. I professionisti di triage psichiatrico negli ospedali sono formati per questo.
Il percorso clinico
Una volta superata la prima fase, il trattamento con più evidenza per l'NSSI nei giovani è la DBT — terapia dialettico-comportamentale (Linehan). Lavora su quattro aree: consapevolezza, tolleranza del disagio, regolazione emotiva, efficacia relazionale. I tassi di risposta sono buoni, e la riduzione significativa dei comportamenti autolesivi si misura in mesi, non anni.
Spesso la DBT si combina con:
- Valutazione psichiatrica per escludere o trattare un quadro depressivo associato
- Lavoro familiare — la tua partecipazione è parte del percorso, non un'opzione
- A volte, farmacoterapia se c'è una componente depressiva significativa
Non è un percorso breve. Ma è un percorso che funziona — se fatto da un professionista formato su DBT e NSSI.
Cosa succede a te, genitore
Non trascurarlo. La scoperta dell'autolesionismo di un figlio è un trauma genitoriale riconosciuto. È comune che nei mesi successivi tu abbia:
- Sonno alterato
- Ipervigilanza (controlli il suo corpo, i suoi vestiti, la sua stanza in modo compulsivo)
- Sensi di colpa massivi ("cosa ho sbagliato?")
- Conflitti con il partner sul come reagire
- Evitamento di conversazioni con amici/famiglia estesa per paura del giudizio
Tutto questo è normale. Ma non va ignorato. Se il tuo stato personale interferisce con il tuo ruolo di base sicura per tuo figlio, cerca aiuto anche per te. Un professionista, un gruppo di supporto per genitori, anche solo un confronto onesto con il tuo partner. Non puoi essere presente per lui/lei se stai crollando.
Domande frequenti
Autolesionismo significa che mio figlio è suicida?
No. Il 90-95% dell'autolesionismo non suicidario (NSSI) ha la funzione opposta: è un modo di regolare un dolore emotivo insopportabile, non di porre fine alla vita. Ciò detto, NSSI e ideazione suicidaria possono coesistere, e vanno entrambi presi sul serio con l'aiuto di un professionista.
Come reagisco nel momento in cui scopro?
Resta calmo — la tua reazione è una delle cose che lui/lei sta misurando. Non urlare, non minacciare, non chiedere spiegazioni immediate. Di': "Ti credo. Sono qui. Non devi affrontarlo da solo. Ti accompagno a parlare con qualcuno che sa come aiutarti." Coinvolgi un professionista entro pochi giorni — non settimane.
Devo confiscare le cose con cui si ferisce?
Nella fase acuta, ridurre gli strumenti a portata è una strategia di sicurezza — discutila col professionista che vi sta seguendo. Ma non è la soluzione: il bisogno emotivo rimane. Senza un lavoro clinico, spesso la persona trova altre strade. Sicurezza immediata + percorso clinico vanno insieme.
Quando è emergenza vera?
Ferite profonde o multiple che richiedono intervento medico; combinazione con ideazione suicidaria attiva (frasi esplicite, piani); escalation rapida (frequenza o gravità in aumento); non-responsività al supporto offerto. In questi casi: Pronto Soccorso o 112/118. Per ascolto: Telefono Amico 02 2327 2327, Samaritans 800 86 00 22.
A Brescia, a Mindloft
Mindloft — il poliambulatorio Under 25 di Brescia — apre nell'autunno 2026: con professionisti formati su DBT e sugli interventi con evidenza per NSSI in giovani. Primo colloquio disponibile entro pochi giorni, anche per i soli genitori in prima battuta. Coordinamento con psichiatra e, quando indicato, con il medico di base per una presa in carico integrata.
Se stai leggendo questo articolo nelle ore dopo aver scoperto, sappi che hai fatto la cosa giusta cercando informazioni prima di reagire. A Mindloft possiamo guidarti nelle prossime 48 ore. Scrivici.
Articolo a cura della redazione Mindloft.
Numeri di aiuto
- Telefono Amico Italia: 02 2327 2327 (ogni giorno 10-24)
- Telefono Azzurro (adolescenti): 19696 (gratuito, 24 ore)
- Samaritans Onlus (ascolto anti-suicidio): 800 86 00 22
- Emergenza: 112 o 118 · Pronto Soccorso per ferite che richiedono cure mediche
Fonti: Klonsky (2007), Clinical Psychology Review · Linehan, Dialectical Behavior Therapy · linee guida NICE su self-harm.
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