In breve Quando tuo figlio compie 18 anni dentro un percorso di cura cambiano tre cose: il consenso è suo, la privacy è sua, e nel servizio pubblico il caso passa dalla neuropsichiatria dell'infanzia e dell'adolescenza al servizio per adulti, che in Lombardia si chiama Centro Psicosociale (CPS). Senza la sua autorizzazione non hai più diritto a informazioni cliniche: non è una punizione, è come funziona per ogni adulto. Il passaggio tra i due servizi è il punto in cui molti ragazzi si perdono. Il tuo ruolo cambia forma, da decisore a sostenitore: prepararlo 12 mesi prima riduce il rischio che il percorso si interrompa.

Hai accompagnato tua figlia o tuo figlio dal primo colloquio. Hai firmato i consensi. Hai gestito le parcelle. Hai parlato con il professionista ogni tanto, per capire come andava.

Adesso mancano pochi mesi al suo diciottesimo compleanno. E scopri che dopo quella data, quasi in un giorno, il tuo ruolo cambia.

Questo articolo è per capire cosa cambia e come prepararlo, in modo che la transizione rafforzi il percorso invece di interromperlo.

I tre cambiamenti legali/clinici del 18° compleanno

1. Il consenso informato passa a tua figlia o tuo figlio

La legge italiana 219/2017, la norma sul consenso informato, riconosce l'autonomia decisionale piena a 18 anni. Questo significa che, dal giorno del compleanno, è tua figlia o tuo figlio a decidere:

Questo è valido sia nel pubblico che nel privato. Il terapeuta, dal giorno stesso, parlerà con lei o con lui come con un adulto.

2. La privacy clinica è sua

Prima dei 18, il professionista ti teneva aggiornato su aspetti generali del percorso (senza tradire la privacy del contenuto delle sedute). Dopo, no. Tutto quello che la persona dice in seduta è protetto da segreto professionale anche nei tuoi confronti.

Questo vale anche sulle informazioni pratiche: appuntamenti, farmaci prescritti, diagnosi. Non hai diritto a saperli. Puoi chiedere al figlio di condividere, ma non puoi pretenderlo, nemmeno se continui a pagare le sedute.

Unica eccezione: situazioni di pericolo imminente per la sua vita o per la vita altrui. In quel caso, il professionista può (e in alcuni casi deve) coinvolgerti. Ma è una decisione clinica, non un automatismo.

3. Nel SSN, il caso si sposta dalla NPIA al CPS

Se tua figlia o tuo figlio è in carico al servizio pubblico, la NPIA (Neuropsichiatria dell'Infanzia e dell'Adolescenza), al compimento dei 18 anni la competenza della NPIA finisce e il percorso passa al CPS (Centro Psicosociale, il servizio per adulti: in Lombardia si chiama così, in altre regioni CSM).

Quello che è automatico è la fine della presa in carico da parte della NPIA. La presa in carico dal CPS, invece, va chiesta, e non sempre viene organizzata prima. È un punto di fragilità noto: nello studio più citato sulla transizione, fatto in Inghilterra su 154 ragazzi arrivati al confine dei 18 anni, quattro su dieci non sono passati al servizio per adulti, e meno di uno su venti ha avuto un passaggio pianificato bene, con le informazioni cliniche trasferite e un lavoro congiunto tra i due servizi.

Non è colpa di nessuno in particolare. È una discontinuità strutturale tra due servizi che hanno linguaggi, protocolli e filosofie diverse.

Preparare la transizione: 12 mesi prima

Il modo più efficace di ridurre il rischio di abbandono è pianificare in anticipo, non aspettare il compleanno.

12 mesi prima, ai 17 anni, chiedi al servizio attuale (insieme a tua figlia o tuo figlio se possibile):

Se le risposte sono vaghe o "vedremo", è il segnale che devi essere tu a costruire il ponte. In pratica:

Quello che puoi ancora fare come genitore, dopo i 18

Cambia la forma, non la sostanza del tuo ruolo.

Sostenere economicamente, se nella tua famiglia ha senso. Pagare le sedute di un figlio ventenne in università è comune. Quello che non puoi fare è condizionare il pagamento a informazioni cliniche ("ti pago le sedute solo se mi dici cosa fate"). Lega i soldi a una cosa che non può essere in vendita, e toglie valore al percorso ai suoi occhi.

Essere disponibile come base sicura. Fagli sapere che ci sei, senza pretendere aggiornamenti. "Se hai bisogno, io ci sono. Se non hai bisogno, non mi devi spiegazioni." È una frase rara in molte famiglie italiane. È una delle più utili.

Chiedergli, non pretendere, l'autorizzazione a parlare con il terapeuta su temi specifici. Esempio: "Se lo ritieni utile, sarei disponibile a un colloquio con il tuo psicologo sul tema della convivenza a casa. Pensaci, fammi sapere." Se dice sì, benissimo. Se dice no, è la sua scelta e va rispettata.

Partecipare a sedute congiunte quando proposto. In molti percorsi, il terapeuta a un certo punto propone 1-2 sedute familiari. Se tua figlia o tuo figlio è d'accordo, partecipa con apertura: quelle sono occasioni preziose per riparare o rafforzare la relazione.

Curarti tu. Un genitore che vive in funzione dell'equilibrio emotivo di un figlio adulto si consuma, e a quel punto fa fatica a essere il punto fermo che vorrebbe. Se la sua difficoltà sta portando con sé anche te, cerca supporto per te: un professionista tuo, un gruppo di genitori, amici di fiducia. La tua salute è parte del sistema.

Cosa fare se rifiuta di continuare

Succede. A 18 anni, con la nuova autonomia decisionale, alcuni ragazzi interrompono il percorso. Le ragioni sono varie: stanchezza, rifiuto dello stigma interiorizzato, senso di "ce la faccio da solo", scelta adulta legittima.

In questi casi:

In casi rari un trattamento sanitario obbligatorio è possibile anche senza il suo consenso. La legge italiana lo lega a tre condizioni insieme: alterazioni psichiche che richiedono un intervento urgente, il rifiuto di quell'intervento, e l'impossibilità di intervenire fuori dall'ospedale. Non è la pericolosità a deciderlo, ed è una procedura con più passaggi di verifica: un clinico ti guida quando serve.

Tuo figlio o tua figlia nel sistema pubblico dopo i 18

Se sei nel pubblico a Brescia, per orientarti:

Al CPS ci si può rivolgere direttamente, senza passare dal medico di base: l'attesa media dichiarata è di una decina di giorni, salvo urgenze. Se il percorso in NPIA è ancora aperto, chiedi lì che il passaggio venga concordato con il CPS prima del compleanno.

Domande frequenti

Mia figlia o mio figlio compie 18 anni: posso ancora sapere come procede la terapia?

Solo con la sua autorizzazione esplicita. Dai 18 anni il segreto professionale è tra lei o lui e il terapeuta. Puoi chiedergli di firmare un'autorizzazione a parlare con te su certi argomenti, ma è una sua scelta, non un tuo diritto. Questa non è una punizione: è come funziona la sanità con ogni adulto.

Cosa cambia nel percorso pubblico a 18 anni?

Nel SSN, al compimento dei 18 anni il caso viene formalmente trasferito dalla NPIA (neuropsichiatria dell'infanzia e dell'adolescenza) al CPS (Centro Psicosociale, il servizio per adulti). È un passaggio fragile: una quota consistente di ragazzi si perde per strada, per disallineamento strutturale tra i due servizi. Prepararla con 12 mesi di anticipo riduce il rischio.

Come preparo la transizione?

Chiedi al servizio attuale, circa 12 mesi prima dei 18 anni: "Come è pianificata la transizione? Possiamo fare una sessione congiunta col nuovo servizio? La cartella verrà trasferita?". Se le risposte sono vaghe, cerca un riferimento adulto prima del compleanno, non il giorno dopo. Nel privato, alcuni servizi offrono continuità 14-25 senza il taglio.

Posso continuare a pagare io le sue sedute anche dopo i 18 anni?

Sì, la questione economica è separata da quella decisionale. Molti genitori continuano a sostenere economicamente il figlio adulto durante l'università: è una scelta familiare. Quello che cambia è che non hai voce sulle decisioni cliniche: sono sue. Puoi sostenere, non decidere.

A Brescia, a Mindloft

Mindloft, il centro di Brescia dedicato alla salute mentale di chi ha meno di 25 anni, apre a novembre 2026 con una scelta strutturale precisa: continuità 14-25 dentro la stessa struttura, senza il taglio dei 18 anni. Stesso clinico quando possibile, cartella clinica unica, équipe stabile. Per la persona questo significa non dover "ricominciare da zero" al 18° compleanno. Per te significa che il passaggio di ruolo, da decisore a sostenitore, avviene in un contesto relazionale continuo, non in un cambio di servizio.

Primo colloquio anche per i soli genitori, per pianificare la transizione.


Se tua figlia o tuo figlio è in un percorso e si avvicina ai 18 anni, e senti che la transizione potrebbe essere un punto di fragilità, a Mindloft possiamo parlarne. Preparare insieme, con 12 mesi di anticipo, fa differenza.

Articolo a cura della redazione Mindloft.

Fonti: legge 219/2017 sul consenso informato · Singh S.P. et al. (2010), "Process, outcome and experience of transition from child to adult mental healthcare: multiperspective study", British Journal of Psychiatry 197(4):305-312 (studio TRACK) · Legge 13 maggio 1978, n. 833, art. 34 (trattamento sanitario obbligatorio) · ASST degli Spedali Civili di Brescia, Centri Psicosociali: modalità di accesso.

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